CAZZATA

image001Con il termine  “cazzata”  si è soliti definire il “comportamento o frase di una stupidità sconcertante, un errore madornale”.  E si usa questo termine anche a proposito di “ spettacoli, libri, ecc.,  mal riusciti e deludenti”.

Ne riferisco perché pochi giorni or sono ho sentito Goffredo Fofi in questo modo chiamare la legalità.   E se è pur vero che oggi si può dire tutto e di più, tanto nessuno ti ascolta, a gente come me non è insolito prestare orecchio a cose di questo genere.

Anche se la cosa può avere un tono, per così dire, piuttosto forte, penso di trovarmi d’accordo con Fofi, anche perché l’esempio da lui addotto proprio non fa neanche una grinza.  Egli ricorda che nella legalità di regolari votazioni Hitler raggiunse il potere.  La storia è piena di esempi simili.  Ho fatto in tempo a conoscere, anche se ho totalmente perso di vista, un amico che nella Repubblica Democratica Tedesca per protesta non andò a votare e che, di conseguenza, perse il lavoro e la pace in quel Paese molto prima della caduta del muro.  Nessuno mi può togliere dalla testa che quell’amico non seppe dimostrarsi  “amico”  di quel regime.

Il fatto è che Fofi si riferisce chiaramente alla “forma” della legalità di questo nostro Paese.  Tanto per restare in tema dirò che una nota testata afferma che – sempre in questo nostro Paese – anche quest’anno almeno 1000 persone finiranno in carcere ingiustamente (era la fine del 2016).  Ed oggi si viene a sapere che il signor Luigi Massaro si è fatto 21 anni (dico vent’uno) di carcere per una intercettazione male interpretata, e che i Radicali portarono in Parlamento la cosa in alcune interpellanze senza mai avere una risposta. A meno che qualcuno non voglia correggermi (ma in questo caso mi aspetto buone giustificazioni), dirò che “ingiustamente” significa, sul piano giuridico, inammissibile sul piano della correttezza, della coerenza, della debolezza di un sistema che, come quello penale, si vuole a tutela del Diritto e delle persone fisiche.  Sorge pure il sospetto che anche altre furono le carcerazioni  “sbagliate”, di cui nessuno saprà mai nulla.  Davanti al fatto che anche i Giudici, essendo esseri umani, “possono sbagliare”, è sufficiente mettersi dalla parte di chi quegli “sbagli” ha subito, per non farsene una ragione.

A Goffredo Fofi mi permetto di esprimere tutta la mia simpatia e la mia solidarietà, visto che su internet qualcuno ha denigrato e offeso il suo “Elogio della disobbedienza civile”. Resta solo il fatto che, oggi, non riesco neppure ad immaginare come al cittadino “semplice” sia dato di fare disobbedienza civile. Riaffermo con la massima indignazione che questa legalità attribuisce allo Stato e al Sistema Penale la delega ad esercitare la vendetta di Stato in sostituzione di quella privata.  Ma sempre di vendetta si tratta.  Evidentemente a un privato non è lecito torturare e umiliare nessuno, allo Stato sì.  Non intendo farla tanto lunga, ma i dati confermano.

Sono dell’avviso secondo cui l’art. 27 della nostra Costituzione debba essere riscritto all’incirca secondo la formula: «La privazione della libertà NON PUÒ consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve essere prevista SOLO per i tempi strettamente necessari  al  reinserimento nella Società di chi ha commesso reato.  Tali trattamenti non devono mai essere contrari al rispetto della dignità del detenuto, devono essere consentiti solo in ambienti pienamente decorosi e lo Stato se ne fa garante. ».

Ma se, invece di vergogne come quelle dell’ergastolo, ancora più pesanti come quello  “ostativo”, fosse stato dato alla società civile il compito di verificare le accuse fino in fondo, di rispettare il Diritto della persona, anche di quella che il “reato” ha compiuto, le cose sarebbero andate ben diversamente.  Forse nemmeno il processo, che a quella condanna fece seguito,  avrebbe avuto modo.

Alla vendetta di Stato, alla smania  di “punire il colpevole” – perché in un modo o nell’altro (?) quei fatti al reo appartengono – sarebbe il caso di porre finalmente termine.  Il sospetto che ben diversamente si possa fare Giustizia resta sempre molto alto, proprio per l’evidente fallimento del Sistema Penale e non solo nel nostro Paese.  E ai promotori di un Sistema Giustizia all’americana, dico che anche quello, basato  sul fatto che il giudizio di un giudice fa giurisprudenza, ricordo (solo per fare un esempio) il caso di quel nostro connazionale, Chicco Forti, segregato in quelle carceri senza prova alcuna, solo per la “certezza sentita” da quel giudice della sua colpevolezza.  Non parliamo poi delle belle performances di quei poliziotti autori di autentiche sentenze eseguite per strada, perché i malcapitati erano “negri”.  Chi più ne ha ne metta.  Clinton andò con una figlia ad assistere ad una esecuzione capitale.

Non sono solo gli “errori giudiziari” a fare scandalo, ma anche il fatto che i cosiddetti “reati”, che  portano i responsabili davanti ad un Pretore e poi quasi sempre davanti ad un Giudice, nel nostro Paese sono solo il 4 barra 5% del totale.  Nell’ipotesi in questione non sarebbe male vedere, ad esempio, ciò che succede in Olanda in merito alle violenze contro le donne.  In quel Paese (la cosa fu resa nota nel libro di Luck Hulsman  “Pene perdute”) i casi di violenza contro le donne vengono segnalati alle locali ASL, presso le quali esistono apposite equipe che se ne fanno carico, con il primo risultato di togliere alla polizia il compito di sorvegliare e punire e con quello di aiutare il “maschietto” in questione nella comprensione della libertà della donna e delle sue volontà.   La società  civile può fare  prevenzione,  cultura e integrazione, quello penale fa solo repressione e carcere.  Tanto è vero che non si contano i “femminicidi” che la polizia, nel nostro Paese,  non ha potuto o saputo scongiurare.

Da ultimo si viene a sapere che i giudici ignorano la Costituzione e si sostituiscono ad accusatori e  legislatori. Dipendono solo dalla legge, ma la interpretano secondo convenienza.  L’avv. Spigarelli ha fatto notare «che l’abuso della custodia cautelare è il sintomo di una confusione non solo di funzioni ma anche di valori da parte dei giudici. L’enormità dell’uso della carcerazione preventiva è dovuta a giudici per le indagini preliminari che si comportano da pm o da giudici di primo grado. Di questa “identificazione da parte dei giudici con la pretesa punitiva dello Stato ai fini di prevenzione generale” ne parlò, ha ricordato Spigarelli, “anche il primo presidente della Cassazione”, il quale “due anni fa ammise che quando il sistema non funziona i giudici italiani preferiscono anticipare l’applicazione della pena, anche se il cittadino non è condannato, poiché non sono sicuri che al momento della condanna la pena sarà applicata”.

A parte il fatto che non pochi hanno saputo mettere in chiaro che il paradigma della  prevenzione generale ha dimostrato la sua totale inconsistenza e autoreferenzialità, quando ci porremo finalmente in testa di colpire un sistema come quello Penale, che in tutto l’Occidente, che si vuole liberale e democratico, ha dimostrato tutto il suo totale fallimento?  Quando questi nostri “intellettuali specifici” metteranno da parte la penna (o il pc) per mettersi alla testa di un movimento che Giustizia sappia prevedere, in modo nonviolento e democratico?

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