Lega per l’abolizione del Sistema Penale

LEGA PER L’ABOLIZIONE DEL SISTEMA PENALE.

Forse non tutti conoscono le osservazioni fatte da Luck Hulsman in materia di razionalità del sistema penale, che mi accingo a riportare, praticamente ‘alla lettera’.

«Dunque, mi accorgo attraverso questo studio intorno al sentencing, che è quasi impossibile che dal sistema penale sorga una pena legittima, dato il modo in cui esso funziona. Mi salta agli occhi che questo sistema opera nell’irrazionalità, che è totalmente aberrante. E in quel momento scopro che possiedo la risposta ad un quesito profondo, rimasto senza risposta, che mi ponevo da quand’ero giovane. Fin dalla mia adolescenza mi ero chiesto, a proposito della civiltà romana, perché quella gente facesse dipendere le proprie decisioni dal volo degli uccelli, o dall’aspetto dei visceri di polli sacrificali. Questo problema non mi aveva ancora abbandonato dopo il superamento dell’esame di maturità. ….. Era adesso, all’Università (ricordo che Hulsman fu docente di Diritto penale e Consigliere del Ministero della Giustizia olandese), in questo momento di rivelazione del NONSENSO DEL SISTEMA PENALE, che trovavo la risposta all’interrogativo che mi perseguitava. Capivo di colpo che quel che facciamo col diritto somiglia a ciò che i Romani facevano con i loro uccelli e i loro polli. Vedevo che il diritto, la teologia morale, l’interpretazione dei visceri, l’astrologia …. funzionavano infine allo stesso modo. Sono dei sistemi che hanno la loro propria logica, una logica che non ha nulla a che fare con la vita né coi problemi della gente. In ogni sistema, mi dissi, si fanno dipendere le risposte da segni che nulla hanno a che vedere con le vere domande poste. Per noi la risposta è nel diritto, per i Romani era nei visceri, per altri si trova nell’astrologia, ma il meccanismo è lo stesso. … Nel mio corso paragono spesso il giuridico occidentale ai flipper, quelle macchine nei bar che fanno scintillare ogni tipo di luci … Quel gioco ha una sua propria logica. Evidentemente si è liberissimi di dire: se esce il 1000 mi sposo, se esce l’800 accetto quel lavoro. …. Si possono estrarre a sorte le decisioni da prendere, ma allora, non bisogna essere illusi, bisogna essere ben coscienti di obbedire a una logica del tutto differente. …..   Si costruiscono dei sistemi astratti per sentirsi al sicuro in questa civiltà, e si lavora per perfezionare quei sistemi. Ma col tempo li si è elaborati con tanti dettagli, e le condizioni per cui furono creati sono talmente cambiate, che tutta quella costruzione non risponde più a nulla. Il divario tra la vita e la costruzione diventa così grande che questa cade in rovina».  Lo stesso professor Hulsman ebbe modo di dire: «Certamente conoscete la visione culturale e morale, espressione della teologia scolastica, fondata sul concetto di Giudizio Universale. Dietro l’idea del giorno del giudizio c’è sempre stata la credenza in un’unica legge basata sulla remunerazione e sulla pena. E’ questo, secondo la scolastica, il principio generale e supremo dell’ordine cosmico-sociale. Perciò è stato fatto un catalogo dei peccati, che si è tentato di descrivere in maniera molto precisa, e lo stesso criterio è stato usato nel codice penale, che infatti riflette questa descrizione dei peccati. Proprio sull’esempio della teologia scolastico-morale è stata fatta anche nel codice penale una scala di gravità dei peccati, vale a dire degli atti delittuosi. Ma non si era pienamente soddisfatti che esistessero solo l’inferno e il paradiso, perciò si è inventato il purgatorio. Il presente è il purgatorio. Restava solo da stabilire la lunghezza della pena. Ritengo che chiunque possa rendersi conto che il suddetto sistema culturale non sia più adeguato a una società secolare e laica, anche se poteva avere una sua funzione in una società religiosa. Dunque propongo l’abolizione della pena perché desidero far parte di una società secolarizzata; non voglio sostituirmi a Dio onnipotente, non voglio dire come la gente deve comportarsi. A volte la gente vuole punire, questo avviene nella società, ma è cosa che non ha nulla a che fare con il diritto e la legge».

Reputo il professor Hulsman sia tra le menti più brillanti e tra i ricercatori più attenti e scrupolosi del XX secolo, non solo per aver avuto il coraggio di sconfessare tutte le ‘ragioni’ addotte dai penalisti di tutto il mondo per giustificare la natura criminale e criminogena del sistema all’interno del quale hanno operato e continuano ad operare, ma soprattutto per essere riuscito a mettere nel ridicolo la presunta scientificità delle posizioni di quei giuristi che non seppero vedere – o non vollero ammettere – il completo fallimento del Sistema Penale. Come non vedere i limiti di un procedimento, come quello penale, che si “conclude” per il “libero e maturato convincimento di un essere umano” per condannare o assolvere? Come non accorgersi che alla figura del Magistrato si attribuisce sempre più pesantemente il criterio della interpretazione (sempre soggettiva) del codice penale, facendolo parte in causa e responsabile fino al collo di quello sfacelo?

Possibile che nessuno abbia visto le contraddizioni tra le pur meritorie figure di Beccaria e Calamandrei (che pare siano giustamente considerate tra le più elevate personalità di coloro che si misero al servizio dell’idea di Giustizia) che evidenziarono la schizofrenia in cui si è spenta ogni pur pallida intenzione di ‘fare giustizia’? Beccaria e Calamandrei furono figure di esemplare grandezza in giurisprudenza, ma entrambe queste figure furono ‘interne’ al Sistema Penale, cioè espressione di una cultura che faceva propria tutta la smania di punire e il progetto di dare un senso – una scientificità perfino – al modello retributivo-punitivo su cui l’intero Sistema Penale poggia. I tempi erano diversi, così come diverso, rispetto ad oggi, era il peso di una parte della Chiesa, certo quella “più oscura”, che non poteva e non sapeva fare a meno della propria ‘ragion di Stato’ (solo per farla breve, anche se la cosa meriterebbe un adeguato approfondimento) e che è ancora figlia della politica del Papa re. Devo ricordare che lo Stato Vaticano eliminò l’opzione della pena di morte definitivamente solo nel 2006.

Del resto non ha senso cercare di ‘prendere parte’ per Cesare o per Piero, perché nella schizofrenia – ribadisco – del Sistema Penale trovano posto entrambe le tesi, peraltro contrapposte, che finiscono con lo svelare il non-senso della certezza della pena, dell’idea che il carcere serva per fare prevenzione, che nella deprivazione della libertà e con l’umiliazione carceraria si realizzi la espiazione dal delitto, del presupposto per cui la Giustizia è uguale per tutti. Con la controversia tra legge scritta e ruolo dei giudici nella interpretazione della legge si trova tutto e il contrario di tutto, in un gioco in cui il rito processuale mette in evidenza l’assoluta discrezionalità del Sistema, la sua totale incoerenza e la sua illogicità. Ricorderò che Cesare Beccaria nei “Dei delitti e delle Pene” afferma testualmente: “Non v’è cosa più pericolosa di quell’assioma comune che bisogna consultare lo spirito della legge. Questo è un argine rotto sotto il torrente delle opinioni. …Ciascun uomo ha il suo punto di vista, ciascun uomo in differenti tempi ne ha un diverso. Lo spirito della Legge sarebbe dunque il risultato di una buona o cattiva logica di un Giudice, di una facile o malsana digestione, dipenderebbe dalla violenza delle sue passioni, dalla debolezza di chi soffre, dalle relazioni del Giudice coll’offeso e da tutte quelle minime forze che cangiano le apparenze di ogni oggetto nell’animo fluttuante dell’uomo.”  

Di contro deve essere ricordato Piero Calamandrei, che pure è tra i Padri Costituenti della Repubblica Italiana, secondo cui: “Le espressioni che adoprano le leggi hanno spesso una portata generica, una voluta elasticità, che è fatta apposta per dare al giudice, servendosi di quelle che sono state chiamate ‘le valvole di sicurezza’ o ‘gli organi respiratori’ del sistema, il modo di ringiovanire ininterrottamente il diritto positivo, e di mantenerlo, attraverso la interpretazione cosiddetta evolutiva, in comunicazione con le esigenze della società a cui esso deve servire. Chi vi rappresenta dunque i giuristi come una casta di cerebrali indifferenti, sordi alla politica, dimostra dunque chiaramente di non conoscere in qual modo opera nella realtà la tecnica dei giuristi: i quali anche nella esplicazione di questo loro lavoro lasciano entrare quel tanto di politica che il legislatore vuole che vi entri, e possono mantenere così i contatti colla storia e contribuire a crearla, non contro le leggi, ma attraverso quei varchi che le leggi volutamente lasciano all’apprezzamento, al potere discrezionale, all’equità del giudice, cioè a quella sola politica che i giudici ed in generale i giuristi si possono permettere senza tradire la loro missione”. Alla faccia della tripartizione dei poteri.

Intanto 120mila famiglie di avvocati vivono sui costi del processo, così come un numero spaventose di risorse vengono impiegate per garantire gli stipendi dei magistrati, certamente di molto superiori a quelli delle guardie carcerarie (“Il business penitenziario, ovvero la via occidentale al gulag” – Nils Christie), quando a nessuno sembra importare della totale sfiducia dei cittadini nei confronti di una giustizia apertamente ‘di classe’, a fronte di quei 240/250€ per il mantenimento di quei cittadini nei gulag occidentali. In questo gioco di carte truccate spicca il ruolo del legislatore, che con le ultime ‘leggi’ ha dimostrato di voler dissuadere dal ricorso al tribunale per redimere le controversie che sempre più si manifestano tra i cittadini, tra i cittadini e le Istituzioni. E’ la fuga dal processo – che del resto appare più che giustificata nonché legittima – per non giudicare. Ma è anche/soprattutto la fine dell’idea che giustizia sia possibile nel modello retributivo-punitivo, sul quale poggia integralmente il Sistema Penale. Ma di regole certe non parla più nessuno, così come nessuno vuole accettare l’dea dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, della stessa anagrafe pubblica degli appalti.

E dunque? Con Hulsman possiamo ribadire: «Dunque propongo L’ABOLIZIONE DELLA PENA perché desidero far parte di una società secolarizzata; non voglio sostituirmi a Dio onnipotente, non voglio dire come la gente deve comportarsi. A volte la gente vuole punire, questo avviene nella società, ma è cosa che non ha nulla a che fare con il diritto e la legge».

Per queste ragioni indichiamo come primo obiettivo il seguente programma.

. Depenalizzazione dei reati senza vittime ed in modo particolare quelli relativi e conseguenti al flagello del proibizionismo sulle sostanze psicoattive.

. Abolizione dell’ergastolo – partendo da quello “ostativo” – e abolizione dei regimi speciali.

. Il ricorso anche per gli adulti alla Giustizia Riparativa (oggi in uso solo per i minorenni).

. Legalizzazione delle sostanze psicoattive e della prostituzione.

. Dare al processo il segno di un percorso nuovo affinché sia data conoscenza reciproca dei motivi che al reato inducono. Affinché si assegni il ruolo di garante del diritto a Giudici, Avvocati e Agenti di sorveglianza, per porre fine al ruolo degli Inquisitori e alla repressione.

. Ricostruire i fondi per le borse lavoro, oggi sospese per “mancanza di fondi” (se si può essere più stupidi). Basti pensare che le ultime 130 borse lavoro hanno permesso la risocializzazione di altrettanti detenuti, che non hanno avuto né recidiva, né multe per divieto di sosta.

L’obiettivo non è solo la civilizzazione del trattamento di chi infrange le regole, ma anche l’introduzione nel tessuto sociale di elementi di nonviolenza attiva e della pratica dell’ascolto sia tra i cittadini che tra i cittadini e le Istituzioni.

Finiamo spesso col ripetere cose già dette, ma sappiamo anche quanto ciò sia necessario per sperare in un mondo migliore, nel quale Giustizia sia alla base della correttezza nei rapporti umani, nel quale la conoscenza dei motivi che portano ai conflitti sia sempre meno motivo per il trionfo del più forte o del più furbo. Ribadiamo la necessità di costruire la

LEGA PER L’ABOLIZIONE DEL SISTEMA PENALE.

Diamoci una mano. Sono ben accetti tutti i suggerimenti del caso. Dico queste cose da politico, da cittadino che intende dare il massimo della coerenza possibile al tema della libertà, anche partendo dal presupposto radicale che si tratta della libertà di tutti, che non ammette debba essere insegnata con la sua negazione e con la sua deprivazione. Lo dico anche facendo il massimo dello sforzo possibile per restare nell’ottica di tutta la interdisciplinarità necessaria. Non si tratta di una bestemmia: all’uomo “comune” (???), al cosiddetto “elettore” quella interdisciplinarità non può venir meno, se non si intende dare all’informazione politica il marchio sempre più limitato di ciò che appartiene a categorie di persone che si muovono solo per interesse proprio, non certo per quello generale. Ecco quindi la necessità di rinnovare gli impegni per una informazione reale, che a questa stampa di regime sembra non appartenere mai. A meno ché ….. A meno che vogliamo ancora accettare la iattanza (ostentazione arrogante di presunta superiorità e sicurezza) di chi abbaia alla luna chiedendo “un giusto processo”, la “certezza della pena”, i lavori “socialmente utili” (pensando di educare al lavoro gli scansafatiche e i pigri) senza tuttavia mai mettere in atto tutte le forme di integrazione necessarie a “sconfiggere la miseria”, consentendo l’apertura di un mercato del lavoro che paghi e che appaghi. A meno che si vogliano ignorare le certezze delle neuroscienze, che hanno finalmente messo in discussione il criterio stesso e la logica della imputabilità.

Ci vogliamo dar da fare? Diego: diego46mazzola@gmail.com

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