E se Dio esistesse davvero?

image001Nelle “Scienze” di questo agosto 2014 – per l’esattezza a pag. 61 – è apparso un articolo a mio avviso della massima importanza: “Una nuova Giustizia”. Ad essere del tutto sincero sono io che, parlandone, scrivo con la maiuscola la parola Giustizia, mentre l’autore non lo fa. Ma ciò ha poca importanza.

Ad un certo punto gli autori – tali Azim F. Shariff e Kathleen D. Vohs, essendo rispettivamente il primo assistant professor di psicologia all’Università dell’Oregon e, la seconda, titolare di cattedra di eccellenza nel matketing «Land O’ Lakes» presso la Carson School of Management dell’Università del Minnesota – affermano: “Le nuove ricerche che svelano il macchinario biologico sottostante al pensiero e alle azioni umane potrebbero promuovere analoghi drastici mutamenti di vedute in tema di morale. Questa è la prima possibilità. Come è accaduto in passato, il cambiamento del sistema morale potrebbe contribuire a migliorare il sistema penale. Attualmente, la punizione dei delitti è guidata in primo luogo dall’idea di castigo – il tipo di punizione preferito da chi crede nel libero arbitrio – e, forse, proprio per questo è terribilmente inefficace come deterrente contro i crimini futuri. La società dovrebbe smettere di punire le persone solo per la soddisfazione di vederle soffrire, e concentrarsi invece sui modi più efficaci per prevenire i delitti e fare di chi ha infranto la legge in passato un buon cittadino, strategie che diventano più attraenti se si mette in discussione la realtà del libero arbitrio. Anche se a volte potrà spiacere, per la nostra società mettere in dubbio il libero arbitrio potrebbe essere una sorta di dolore di crescita, utile per allineare le nostre intuizioni morali e istituzioni legali alle nuove conoscenze scientifiche e, infine, per rafforzarci.

Ma potrebbe anche non andare così. Come hanno suggerito le nostre ricerche, più la gente dubita del libero arbitrio più diventa indulgente verso chi è accusato di un delitto e disposta a violare le regole e disposta a danneggiare gli altri pur di ottenere ciò che vuole. La seconda possibilità, dunque, è che un nuovo scetticismo nei confronti del libero arbitrio possa mettere in pericolo la rivoluzione dell’umanitarismo, e potenzialmente culminare nell’anarchia.

Più probabile è la terza possibilità. Nel XVIII secolo Voltaire affermò che se Dio non fosse esistito sarebbe stato necessario inventarlo, perché l’idea di Dio è essenziale per mantenere legge e ordine nella società. Dato che la fiducia nel libero arbitrio trattiene la gente dal genere di comportamenti sbagliati che poterebbero distruggere l’ordine sociale, il parallelo è evidente. Che farà la nostra società se si troverà priva del concetto di libero arbitrio? Potrebbe benissimo reinventarlo”.

Perché riporto testualmente quanto detto da quelle persone? Perché condivido totalmente quel “La società dovrebbe smettere di punire le persone solo per la soddisfazione di vederle soffrire, e concentrarsi invece sui modi più efficaci per prevenire i delitti e fare di chi ha infranto la legge in passato un buon cittadino”.  Nello stesso articolo si dice che “Nel XVIII secolo Voltaire affermò che se Dio non fosse esistito sarebbe stato necessario inventarlo, perché l’idea di Dio è essenziale per mantenere legge e ordine nella società”.

Non intendo soffermarmi oltre sulla questione, soprattutto nell’ipotesi di reinventare il concetto di libero arbitrio; ma anche se fino ad oggi non ho trovato molti motivi per ringraziare dio, oggi mi sento di farlo, proprio per le due constatazioni che mi hanno affascinato e che ho riportato nelle righe precedenti. E poi c’è chi non crede nell’uomo. Ma se l’uomo ha finalmente compreso la vergogna della “soddisfazione” di veder soffrire le persone, per “concentrarsi invece sui modi più efficaci per prevenire i delitti e fare di chi ha infranto la legge in passato un buon cittadino” vuol dire che qualcosa di nuovo è realmente successo, che la morale ed il contributo delle neuroscienze hanno fatto centro. Tuttavia mi sento di osservare che, così come la Società ha lasciato soli e nel gran casino coloro che hanno compiuto un reato – soprattutto quei 95/97% di poveri cristi che godono dell’ospitalità di quei gulag (che sono i nostri istituti carcerari e per come sono stati definiti da Niels Christie nel suo “Il business penitenziario, ovvero la via occidentale al gulag”) – allo stesso modo non si può pensare di lasciare i cittadini a loro stessi senza conoscere i motivi che hanno indotto a credere nel Patto Sociale e nella Libertà. Scienza, conoscenza e morale possono incontrarsi anche nella coscienza del cosiddetto Cittadino. Non per la differenza di opinione su ciò che sarebbe anarchia, ma per il diverso modo di intendere la privacy in una società moderna che vuole pensare a quei rapporti in virtù di cose come il senso del diritto, della responsabilità e il senso del dovere, credo sia corretto parlare di morale nuova.

Di morale parlo anche perché trovo laico e nello stesso tempo razionale il concetto evangelico del non giudicare. Credo che quei molti milioni di “incolpevoli accertati” che nel nostro Paese sono stati “ospiti” di quegli alberghi a 4 stelle – come definì il carcere il leghista Castelli – abbiano conosciuto le conseguenze della smania di punire e della supponenza di coloro ai quali è stata affidato il compito di giudicare e che dicono di farlo ben al di là di ogni ragionevole dubbio. E’ giunta l’ora di metter in dubbio il Sistema Penale e la stessa facoltà di Imputare. Il Sistema Penale è prerogativa della Ragion di Stato, non dello Stato di Diritto.

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