La contraddizione tra Beccaria e Calamandrei – parte prima

image001E’ Natale, ed una mamma regala al figlio due belle camicie per l’occasione.   Parenti ed amici sono invitati a casa del ragazzo. Questi indossa una delle due camicie e scende per la cena. La mamma gli va incontro e lo abbraccia.   Subito dopo si mette una mano sul volto e, con un’espressione che esprime molto disappunto, afferma: “L’altra non ti è piaciuta, allora.”   Si tratta di un caso in cui la mamma induce schizofrenia.   Che cosa accade nel Sistema Penale?   Al di là dei dati che parlano del completo fallimento del Sistema Penale, nel nostro Paese la cosa si fa spaventosamente evidente nella dicotomia tra Cesare Beccaria e Piero Calamandrei.   Infatti alla figura del Magistrato si attribuisce sempre più pesantemente il criterio della interpretazione del codice penale. Ma i risultati di questo nostro ‘modo’ di fare Giustizia è sotto gli occhi di tutti. Il processo Eternit ne è solo un esempio. Negli altri Paesi europei le cose, mi dicono, non sono di molto migliori.

Cesare Beccaria afferma: “Non v’è cosa più pericolosa di quell’assioma comune che bisogna consultare lo spirito della legge. Questo è un argine rotto sotto il torrente delle opinioni. …Ciascun uomo ha il suo punto di vista, ciascun uomo in differenti tempi ne ha un diverso. Lo spirito della Legge sarebbe dunque il risultato di una buona o cattiva logica di un Giudice, di una facile o malsana digestione, dipenderebbe dalla violenza delle sue passioni, dalla debolezza di chi soffre, dalle relazioni del Giudice coll’offeso e da tutte quelle minime forze che cangiano le apparenze di ogni oggetto nell’animo fluttuante dell’uomo.(testuali parole) .

Di contro deve essere ricordato Piero Calamandrei, che pure è tra i Padri Costituenti della Repubblica Italiana, secondo cui: “Le espressioni che adoprano le leggi hanno spesso una portata generica, una voluta elasticità, che è fatta apposta per dare al giudice, servendosi di quelle che sono state chiamate ‘le valvole di sicurezza’ o ‘gli organi respiratori’ del sistema, il modo di ringiovanire ininterrottamente il diritto positivo, e di mantenerlo, attraverso la interpretazione cosiddetta evolutiva, in comunicazione con le esigenze della società a cui esso deve servire. Chi vi rappresenta dunque i giuristi come una casta di cerebrali indifferenti, sordi alla politica, dimostra dunque chiaramente di non conoscere in qual modo opera nella realtà la tecnica dei giuristi: i quali anche nella esplicazione di questo loro lavoro lasciano entrare quel tanto di politica che il legislatore vuole che vi entri, e possono mantenere così i contatti colla storia e contribuire a crearla, non contro le leggi, ma attraverso quei varchi che le leggi volutamente lasciano all’apprezzamento, al potere discrezionale, all’equità del giudice, cioè a quella sola politica che i giudici ed in generale i giuristi si possono permettere senza tradire la loro missione”.  

Tutto ciò solo per nulla togliendo al merito di quei due grandi del Diritto, che a loro volta sono stati capaci di dare a Giudici, Magistrati ed Avvocati uno sguardo sempre più moderno e ‘civile’ – come vero che tutto è relativo – sulla loro stessa professione. Spero solo che la schizofrenia, di cui parlo, appaia nella sua più totale evidenza, e che sia messa a termine.

Ma allora: lo dobbiamo consultare o no’ lo spirito della Legge?   Si tratta di due considerazioni, in tema di interpretazione della Legge, che inducono schizofrenia.

Sto dicendo che il Sistema Penale, da quando è stato configurato,   resta prigioniero di una tragica forma di schizofrenia. Infatti parla di pena, di sofferenza da infliggere all’autore di reato e di vendetta legale, ma pur sempre vendetta (cioè di quanto più lontano è possibile immaginare dai presupposti su cui fonda il Patto Sociale) e, contemporaneamente del fatto che   “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Tutto questo perché a nessuno è venuto in mente che lo Stato non deve punire proprio nessuno, perché non è compito suo. Suo compito è quello di ‘sancire’ l’evento reato, di far conoscere che a quell’evento seguono conseguenze, che si deve ottemperare al diritto della vittima al risarcimento, controllare che siano fermate tutte le ragioni che al reato conducono, prevedere la sospensione della libertà solo per il tempo necessario al reinserimento di colui che alla Legge contravviene, senza esercitare la violenza oggi legale degli Istituti Carcerari in ambienti che con questi Spielberg non hanno nulla a che fare.

Ma la contraddizione è evidente e resta in piedi. Per esempio: dove è andata a finire la “Tripartizione” dei poteri? Possiamo accettare che la “politica” interferisca al di là della sua competenza legislativa? E fino a che punto possiamo accettare che un sistema Politico legiferi ‘oltre’ o ‘diversamente’ da ciò che è previsto in ottemperanza ai Diritti di tutti, al cosiddetto Diritto Oggettivo? Possiamo accettare che nella sola Europa esistano 27 modi diversi di fare Giustizia? Si badi bene che la risposta non è affatto detto sia quella di ‘optare’ per questa o quella delle due posizioni, perché entrambe incapaci di essere Giustizia oggi, in questo secolo, bensì quella che potrebbe essere messa in pratica solo qualora la Società civile trovasse il modo di mettere i Diritti dell’uomo alla base dei suoi rapporti con il cittadino.   E’ necessario ricordare che il 95/97% dei detenuti sono solo poveri cristi, che sono ritenuti colpevoli della loro stessa povertà, e che oggi sono trattenuti in quegli alberghi a 5 stelle – come il leghista Castelli ebbe il coraggio di chiamare il carcere di questo nostro Bel Paese.   Quando sento tanto accanimento spendersi nei confronti di persone altamente pericolose, ma certamente ammalate, come possono essere i pedofili o gli psicopatici violenti, mi domando se i ‘giustizieri’ di turno   sanno di non essere affatto diversi da coloro che vorrebbero in celle, di cui si vorrebbero ‘buttar via le chiavi’ o, tanto peggio, di sottoporre a pena di morte. Intanto questa magistratura è stata capace di dare a quel ragazzo di colore che a Milano ha ‘picconato’ , ammazzandole, tre o quattro persone 4 anni di cure psichiatriche e 20 anni di carcere, così ‘per buona mano’.

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